Brucia Gaza, brucia il Libano, brucia il Medio Oriente,
Brucia Gaza, brucia il Libano, brucia il Medio Oriente, in questa nuova recrudescenza del mai sopito conflitto israelo-palestinese. Nella notte Israele ha bombardato prima la Striscia di Gaza e poi il sud del Libano, nella regione di Tiro.
Testimoni e media hanno dapprima riferito di forti esplosioni a Gaza, pochi minuti dopo che l’esercito israeliano aveva annunciato attacchi aerei sulla Striscia. Secondo fonti giornalistiche sul posto, le esplosioni sono state almeno quattro. La sicurezza palestinese ha aggiunto che sono stati presi di mira campi di addestramento di Hamas a Gaza città e almeno un altro sito, al centro dell’enclave palestinese. Per ora non si ha notizia di vittime. Un portavoce militare israeliano ha confermato l’attacco: “Le forze della difesa di Israele (Fdi) hanno attaccato due tunnel e due siti di fabbricazione di armi dell’organizzazione terrorista Hamas”, dice l’Esercito in un comunicato, attribuendo ad Hamas la responsabilità di “tutte le attività terroristiche che partono dalla Striscia di Gaza”.
Poche ore dopo, le stesse notizie di attacchi israeliani e violente esplosioni, ma riferiti al Libano. Proiettili d’artiglieria sono caduti vicino a un campo profughi palestinese nei pressi della città di Tiro. E anche stavolta è arrivato puntuale il comunicato dell’esercito israeliano, che annuncia di avere colpito obiettivi legati ad Hamas: “Le Fdi non permetteranno all’organizzazione terroristica Hamas di operare dall’interno del Libano e considerano lo Stato libanese responsabile per ogni attacco partito dal suo territorio”.
“Libano e Israele non vogliono la guerra”, sostiene l’Unifil, la forza di interposizione dell’ONU dispiegata nel sud del Libano, comandata dal generale Aroldo Lazaro e di cui fa parte un migliaio di militari italiani. I Caschi Blu fanno appello a tutte le parti a “cessare le loro azioni da entrambi i lati della frontiera”. Lo stesso Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha tenuto una riunione a porte chiuse per discutere l’aggravarsi della crisi.
I raid israeliani di stanotte sono la promessa rappresaglia armata per i razzi su Israele lanciati ieri dal Libano, 34 in un solo giorno – come non accadeva dal 2006, cioè dalla fine della seconda guerra del Libano. Altri 7 erano stati lanciati direttamente dalla Striscia di Gaza in apertura della giornata in cui si festeggia la Pasqua ebraica.
Una recrudescenza che a sua volta era la risposta alle ripetute incursioni della polizia israeliana sulla Spianata delle Moschee e all’interno della moschea di Al Aqsa, terzo luogo sacro dell’Islam, mentre i fedeli musulmani erano riuniti per il Ramadan.
Nel pomeriggio Netanyahu aveva convocato il gabinetto di sicurezza e il ministro della Difesa Yoav Gallant aveva dato mandato di preparare “tutte le opzioni di risposta”.
“Colpiremo i nostri nemici e pagheranno un prezzo per ogni loro azione” aveva detto Netanyahu: “I nostri nemici non devono sbagliarsi, il dibattito interno in Israele non ci impedirà di agire contro di loro. Siamo tutti uniti. Scopriranno, ancora una volta che nei momenti della verità, i cittadini di Israele sono uniti e sostengono le azioni delle Forze di Difesa Israeliane e di altre forze di sicurezza nel proteggere il nostro Paese e i nostri cittadini”.
Netanyahu ha poi spiegato che Israele non ha “alcuna intenzione di cambiare lo status quo sul Monte del Tempio” (il nome con cui in Israele viene chiamata la Spianata delle Moschee).
L’esercito libanese ha intanto annunciato di aver scoperto e smantellato piattaforme di lancio di razzi nel Sud del Paese: “L’esercito sta pattugliando l’area, in stretto coordinamento con la United Nations Interim Force (Unifil)”. L’Unifil, schierato nel Sud del Libano, ha definito la situazione “estremamente grave”, chiedendo in un comunicato “moderazione per evitare un’ulteriore escalation”.
Il primo ministro libanese Najib Mikati ha dichiarato in serata che il Libano “rifiuta qualsiasi escalation dal suo territorio per operazioni che destabilizzano la situazione”.
Hamas, dal canto suo, “non rimarrà seduta con le braccia conserte” di fronte “all’aggressione israeliana” alla Moschea di al Aqsa. Lo ha detto il capo politico dell’organizzazione, Ismail Haniyeh, da Beirut dove ha incontrato i responsabili delle organizzazioni palestinesi nel Paese. “Tutte le organizzazioni devono serrare i ranghi e intensificare la resistenza contro l’occupazione israeliana”.
Casa Bianca: profondamente preoccupati, serve de-escalation
La Casa Bianca ribadisce di essere “profondamente preoccupata” dalla attuale situazione in Medioriente e invita “tutte le parti” ad adoperarsi per una de-escalation della tensione. Lo ha detto il portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale, John Kirby, in riferimento alle recenti violenze a Gerusalemme, al lancio di razzi contro Israele e alla risposta israeliana.
L’Onu condanna i razzi dal Libano, chiede moderazione
Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha condannato gli attacchi missilistici dalLibano verso Israele, chiedendo “a tutti gli attori di esercitare la massima moderazione”. Lo ha detto il suo portavoce, Stephane Dujarric che ha poi insistito sulla necessità “di evitare qualsiasi azione unilaterale che possa portare a un’ulteriore escalation della situazione”.