Lisetti :” Ecco cosa penso del settore giovanile ! “
Sergio Lisetti è un nome molto noto nel mondo dei talent scout campani. Ma la sua attività, stimata e riconosciuta in decenni di professione, lo ha portato a diventare un punto di riferimento per tanti addetti ai lavori e dirigenti di club professionistici italiani, soprattutto in relazione al complesso circuito dei settori giovanili con cui ha collaborato garantendo la propria opera di selezione e monitoraggio dei talenti più interessanti presenti nel panorama nazionale. Di recente Lisetti ha fatto visita al gruppo napoletano dell’Equipe Campania al “Vallefuoco” di Mugnano, accolto con tutti gli onori dallo staff tecnico-organizzativo diretto dal Coordinatore Antonio Trovato. “L’Equipe Campania svolge un lavoro encomiabile da più di un decennio va solo applaudito e lodato – il suo esordio -. Se è arrivata ad avere questo successo e questa visibilità, è per l’applicazione maniacale che ci hanno messo gli staff tecnici e organizzativi che si sono succeduti in questi anni. Di questo va dato un grande merito ad Antonio Trovato che ha fatto in modo che non si spegnesse mai il fuoco della passione nei suoi collaboratori. Ed oggi posso dire che all’Equipe si lavora in modo professionale persino più di tante realtà professionistiche. Proprio perché c’è amore in ciò che si fa, c’è scrupolo, ci sono sensibilità e preparazione. Tante società dilettantistiche sarebbero stellari se fossero organizzate come l’Equipe Campania”.
La Riforma dello Sport ha modificato l’aspetto relativo al vincolo sportivo: una questione che non può non averla interessata.
“Due anni fa organizzai una conferenza sulla difesa dei minori nel calcio. Ora l’abolizione totale del vincolo dal 2024 soddisfa in un certo senso una richiesta generale. L’AIC sotto questo aspetto ha fatto un lavoro certosino per ottenere determinati risultati. Resta tuttavia sul tappeto il problema dei settori giovanili, che andrebbero ripensati soprattutto in relazione a realtà professionistiche. Oggi si tende a non investire più nei convitti e questo porta inevitabilmente a discriminazioni varie ed a scelte quasi “classiste”: chi ha un genitore disposto a pagare, ne può usufruire. Se sei figlio di un operaio resti invece tagliato fuori. Così è una selezione parziale. Eppure il più delle volte è il ragazzo che arriva da una famiglia povera che si impegna di più per arrivare fino in fondo. Sono loro che hanno più fame. Io stesso sto andando a visionare nuovi talenti nelle province ed in piccoli centri. Sto avendo dei riscontri inimmaginabili insieme al mio socio Alessandro Petriccione. Io poi sono molto sensibile a questa tematica perché ormai lavoro da anni solo con i giovani. E ogni anno organizzo almeno una decina di partite di beneficenza per bambini vittime di malattie rare. Quando si parla di ragazzi mi commuovo sempre. Ripeto, solo con uno sviluppo serio dei settori giovanili le nostre nazionali potranno avere un futuro e godere di calciatori dalla qualità vera. Noi facciamo arrivare ogni anno vagonate di calciatori stranieri, che senso ha? Dovremmo prendere esempio anche in questi casi da alcune nazioni estere dove il fenomeno viene molto limitato. Questo modo di osteggiare i nostri giovani a me non piace”.
Fatto sta che oggi i petroldollari stanno drogando il mercato rischiando di rendere di fatto i campionati europei quasi una succursale.
“Lì c’è una questione storica di diritti umani violati che in un certo modo si vuole coprire col Dio denaro. Il Qatargate è la dimostrazione che certi tentacoli arrivano fin dentro il nostro cortile. Non sono né innocentista né colpevolista, ma un problema evidentemente sussiste e non sarà facile risolverlo”.